Lo ha sottolineato Francesco Vaia, componente dell’Autorità Garante Nazionale diritti persone con disabilità, con garbo, emozione, commozione e ammirazione in una sua bellissima dichiarazione
“Le immagini del Santo Padre che rientra a Santa Marta dopo il lungo ricovero ospedaliero costituiscono un grandissimo esempio per tutti noi sulla capacità di una persona di far fronte alle avversità di una non semplice malattia, uscendone rafforzato, di saper resistere e di riorganizzare positivamente la propria vita e le proprie attività. Papa Francesco, continuerà a fare il Papa!”
Così ha commentato con entusiasmo e commozione Francesco Vaia, componente del collegio, insieme al presidente Maurizio Borgo e Antonio Pelagatti dell’Autorità Garante Nazionale per i diritti delle persone con disabilità.
“Nonostante la sua fragilità, la disabilità, nonostante la grave patologia che ha affrontato, nonostante la lunga convalescenza che l’attende, ha sottolineato il prof. Vaia, il Sommo Pontefice continuerà a dirigere il Magistero della Chiesa.
Papa Francesco, ha aggiunto Francesco Vaia con garbo e ammirazione, resta un modello eccezionale che richiama l’attenzione, come ha fatto fin dal suo insediamemto, della società nel suo complesso, sul delicato tema della fragilità, da porre al centro del dibattito politico, sull’inclusione della persona con disabilità contro la cultura dello scarto e dell’esclusione nella vita e nel lavoro”.
L’assist del prof. Francesco Vaia ci consente di sollecitare l’accelerazione del processo per l’avvio del “progetto di vita” previsto dal D.Lgs.62/2024, in quanto pone al centro del sistema la persona con disabilità con i propri “bisogni, desideri e aspettative”.
Dal sito istituzionale del Ministero della Disabilità, il Ministro Alessandra Locatelli, dice, tra l’altro “Gli enti e i servizi dovranno attivare ciò che il progetto di vita prevede. La sfida adesso è quella della conoscenza degli strumenti e della formazione.
Mentre oggi le persone che hanno bisogno dei servizi devono bussare alle porte dei diversi enti – soggetti diversi per la parte sociale, sanitaria, di riabilitazione, scolastica, lavorativa e così via – con il progetto di vita invece la persona con disabilità è protagonista della commissione multidimensionale.
Sono gli enti che si riuniscono attorno alla persona, sono gli enti a doversi mettere tutti attorno a un tavolo: lì, a partire dai desideri e dalle preferenze della persona così come previsto dalla Convenzione Onu attivano immediatamente e direttamente quei servizi che si è deciso di inserire nel progetto di vita.
Come previsto dalla legge 227/2021; si tratta di uno strumento che tiene insieme tutti gli aspetti della vita quotidiana e che, quindi, ricomprenderà tutti gli altri progetti individuali, dal PEI scolastico al progetto di vita per il dopo di noi a quello che era il piano individuale previsto dalla Legge 328/2000.
Sarà qualcosa di molto più integrato e completo perché tiene conto anche del contesto di vita, della dimensione territoriale, di tutto quello che si sviluppa intorno alla persona, per esempio anche nell’ambito ricreativo, sportivo e lavorativo. Insomma, è proprio un progetto di vita integrato e concreto, perché si considera il fatto che la vita di una persona è fatta di tante aree di intervento. Non è sempre facile scardinare le rigidità burocratiche all’interno degli uffici istituzionali, ce l’abbiamo messa tutta per far sì che tutti gli aspetti, compresa la dimensione della salute, siano parte integrante del progetto di vita.”
In questo percorso per le persone ed i lavoratori con disabilità, sarà avviata, a richiesta della persona con disabilità, la procedura dell’accomodamento ragionevole, anche in presenza di patologie croniche.
Lo scopo di un accomodamento ragionevole è consentire alle persone con disabilità di accedere ad un lavoro, di svolgerlo o di avere una promozione, nonché permettere ai dipendenti con disabilità di conseguire gli stessi risultati lavorativi e di avere pari opportunità rispetto ai dipendenti senza disabilità, operando in modo leggermente diverso o alle persone con disabilità negli ambienti di vita di godere degli stessi diritti di quelle prive di disabilità.
In altre parole, per soluzione ragionevole si intende qualsiasi modifica di un profilo professionale o di un ambiente domestico o di lavoro necessaria per consentire ad una persone con disabilità di svolgere la propria vita. Il numero di persone che condividono una o più malattie croniche è infatti drasticamente aumentato negli ultimi anni innescando ripercussioni economiche anche nel settore dell’occupazione. Si calcola che un lavoratore su quattro è affetto da una o più patologie, pari, nel nostro Paese a circa 6.750.000.
La crescente prevalenza di malattie croniche è dovuta a diverse ragioni: In primo luogo si è allungata l’aspettativa di vita con conseguente innalzamento dell’incidenza di patologie legate all’età; In secondo luogo, tra la popolazione europea sono in aumento gli stili di vita non sani; Infine le persone affette da malattie croniche sono a loro volta più soggette ad altre malattie croniche.
E’ comprovato che le persone con malattie croniche hanno prospettive di impiego più basse. Sul luogo di lavoro, infatti, è frequente una insufficiente consapevolezza rispetto al potenziale che hanno i lavoratori con malattie croniche di continuare a lavorare e una mancanza di conoscenza degli strumenti che possono rendere reale tale potenziale. Sussiste così il rischio concreto che professionisti qualificati siano esclusi dalla vita lavorativa.
Il fatto di poter lavorare più a lungo possibile assicura alle persone affette da malattie croniche una routine quotidiana, ma è anche un fattore di protezione per migliorare la qualità della vita e il loro benessere. Pertanto, qualora il posto di lavoro non abbia un impatto diretto sulla progressione della malattia, i lavoratori possono scegliere di continuare a lavorare.
Con uno specifico programma, la Commissione Europea supporta gli stati membri e i loro posti di lavoro nel creare condizioni lavorative che promuovano il benessere, la salute e la work ability, nel prevenire lo sviluppo di malattie croniche, e nell’aiutare gli individui con condizioni croniche di salute a continuare a lavorare. Ciò porta benefici per i lavoratori e i datori di lavoro, così come per l’intera società.
Domenico Della Porta – Disability Manager